Ipocrisia e Perbenismo Contro Morgan

3 febbraio 2010 at 16:58 (Close To Me) (, , , , , , , , , , , , , , , )

Povero, povero Morgan. Non è stata sufficiente la sua volontà di partecipare a Sanremo a conquistargli presso certa gente il perdono che doveva ottenere a causa della sua intelligenza, del suo talento, del suo sfacciato anticonformismo.

Intelligenza, talento e cultura sono cose che non si perdonano facilmente. Credevo che la partecipazione a Sanremo, la quintessenza dell’italianità che fa sponda con la mamma è sempre la mamma, lo facessero percepire come “uno di loro”.

Invece no.

Fa uso di cocaina. E lo dice. E come antidepressivo: neanche il buon gusto di impasticcarsi di ansiolitici e prozac come tutti gli altri.Fosse stato uno stupratore latitante come Polanski, l’essere artista avrebbe sistemato tutto: non puoi mettere le briglie a un genio. Invece Morgan non fa del male a nessuno, se non a sé stesso, ma lo fa in un modo che potrebbe indurre i giovani a seguire il cattivo esempio. Già me li vedo questi giovani che violentano le compagne di classe, che bulleggiano i ragazzi down, queste ragazze che vendono i propri video hard per la ricarica del cellulare,  questi giovani che sognano di diventare tronisti, corteggiatori, veline – ma non calciatori perché almeno per quello devi avere talento e ti devi allenare – questi giovani che accoltellano il padre che non vuole giocare con la playstation, ecco me li vedo seguire il cattivo esempio di Morgan… questo individuo, questo virtuoso del pianoforte, questo cultore della musica, questo conoscitore della lingua italiana che esprime in modo dialetticamente efficace le sue idee. E’ questo che vogliamo diventino i nostri figli?

E i politici, chi li difende? Anni e anni trascorsi a vendersi l’anima, a prostituirsi, per avere la libertà di fare quello che vogliono a onta del perbenismo di facciata, e poi arriva lui che dice tranquillamente di fare quello che tanti di loro fanno, ma senza aver pagato neanche un pedaggio da Vespa. Chi si crede di essere? Che prendesse esempio da Lapo Elkan: potere, cocaina, trans. Morgan ha saltato potere e trans.

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Avatar: Una Bella Favola Ecologista (con qualche omaggio a un’opera italiana)

27 gennaio 2010 at 21:52 (Cinema) (, , , , , , , , , , , , , )

In questo servizio focus scopre ed evidenzia quelle che definisce analogie tra Aida degli Alberi, produzione italiana, e Avatar di Cameron. Non ho visto il film animato, per altro in 3d, di Manuli con direzione artistica di Victor Togliani, ma l’omaggio – quantomeno a livello – visivo sembra proprio ci sia.

Ma la storia di Cameron, in verità, ne ricorda molte altre tanto che qualcuno ha ribattezzato il film “Balla coi Na’vi”, altri hanno notato analogie con “Un Uomo chiamato cavallo”, e ancora prima  di vederlo a me personalmente  la storia sapeva di indiani contro nordisti. L’ultima scena potrebbe addirittura far pensare a Pinocchio che diventa finalmente umano.

Idee prese in prestito, quindi? No. La realtà è che siamo di fronte ad archetipi utilizzati da sempre per raccontare storie, e che ogni autore  nel corso degli anni ha sviluppato, attualizzato e modificato in base alle proprie esigenze narrative, ricevendo l’influenza del proprio tempo. Tranne qui. In Avatar, infatti, le analogie diventano subito evidenti perché non ci si discosta di molto dagli archetipi puri e semplici. La rivisitazione è strettamente limitata all’ambientazione della storia. Per il resto i buoni sono buoni e i cattivi cattivi. Non ci sono zone d’ombra, nè dilemmi morali. Abbiamo il cattivo ( il generale cinico e guerrafondaio espressione di una società abituata a distruggere e depredare anziché costruire e preservare), il vile (Giovanni Ribisi che non riesce a riconoscere la legittimità di una razza che non risponda a modelli precostituiti di civiltà), i buoni (i Na’vi che vivono in comunione con il “creato”)  l’eroe e la ragazza da salvare.

Il centro della storia è la battaglia che segue alla scelta del protagonista: mezzi militari contro arco e frecce. Ma l’arroganza degli umani verrà sconfitta da un pianeta che vive, pensa e preserva sé stesso.

Il 3d spettacolare è al servizio del messaggio. Il bellissimo pianeta Pandora appare quasi magico e riuscire a trasportare lo spettatore all’interno di questo mondo, dentro la tribù dei Na’vi, rende più facile, immediato e diretto aprire la strada nell’animo dello spettatore per una repulsione senza appello verso la violenza e la distruzione. Come dicevo non c’è spazio per zone d’ombra, ma non c’è retorica nel messaggio di Cameron: qualcosa di bello che vive in accordo con il creato rischia di essere distrutto. Impossibile non provare un moto di rabbia per i distruttori, impossibile non essere sollevati dal lieto fine.

Personale nota di apprezzamento: nello scontro finale è la ragazza a salvare in extremis l’eroe assestando il colpo mortale al cattivo.

Un film quindi da vedere come una bella favola ecologista che con la chiarezza dovuta a buoni di qua e cattivi di là, ci permettere di mettere a fuoco a livello macroscopico le colpe della nostra società e la miopia con cui si persegue il progresso a tutti i costi.

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Maria de Filippi: Smettere si Può.

25 gennaio 2010 at 20:26 ((don't stand so) Close To Me) (, , , , , , , , )

Mi dicono che adesso c’è “uomini e donne” della terza età, che è una bella idea e che la De Filippi “ci sa fare”.

Non mi scomodo neanche a verificare perché so già che è junk food: gratificazione immediata, costo minimo, diabete e colestorolo alle stelle.

E parlo con cognizione di causa perché per anni ho seguito i suoi programmi, incluso “uomini e donne”. Certo lo seguivo ridendoci su con le mie compagne d’appartamento, certo mi rendevo conto che faceva leva sugli istinti più bassi, e certo mi rendevo conto che il pubblico parlante era la voce di tutto quello vorrei non appartenesse al genere umano. Ma è come “bere” o “farsi”: smetto quando voglio. E  invece smetti solo quando ti accorgi di aver toccato il fondo.

E io l’ho toccato quando ormai, diversi anni fa,  il programma era diventato peggio che inguardabile, era inascoltabile: mi era impossibile continuare a lavare i piatti con il sottofondo di quelle urla,veicolo di grettezza e meschinità.

Ma questo è stato solo il momento della presa di coscienza del problema. Il momento della vergogna è stato successivo.

Mi trovavo a Termini in attesa di un volo Roma-Bologna. I passeggeri erano quasi tutti business men in completo elegante e 24 ore, a parte me, altre due ragazze e uno dei tronisti della De Filippi. La persona in questione aveva iniziato come corteggiatore, ma il bell’aspetto originale, sopra le righe, la dialettica arguta e i modi fuori dal comune lo avevano fatto promuovere a tronista. Mi piaceva molto, e mi piaceva molto proprio per essere così diverso dal tronista tipo, pacchiano e arrogante.

Bene. Questo individuo è stato di una maleducazione da manuale: per tutta la durata dell’attesa è stato al telefono parlando ad altissima voce, rendendoci obbligatoriamente partecipi dei suoi isterismi da prima donna. Mentre noi eravamo già sull’autobus navetta, lui ancora lì al varco a dar spettacolo con la telefonata. Ultimo a salire sul pulman, anche lì ha dovuto renderci “uditori” di altre telefonate urlanti. Saliti sull’ aereo, sempre al telefono ad altissima voce. Spento il cellulare, modi sgarbati con la hostess e la sua compagna di posto. Appena l’aereo atterra, di nuovo al telefono, di nuovo ad alta voce, di nuovo a prendersela con qualcun altro.

Io e un’altra ragazza ci siamo scambiate un’occhiata, l’avevamo riconosciuto. Gli altri, che probabilmente non sono il pubblico della de filippi, somma indifferenza e concentrazione sul sole 24 ore. Io, in quel momento, mi sono vergognata di essermi messa nella condizione di sapere nome e cognome di quell’individuo.

Da quel momento: mai più. Nella mia vita, per quanto possa fare poco, potrò sempre dire di non avere la più pallida idea di chi sia certa gente.

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Il Riccio: Come Trarre un Film da un Libro non Letto

16 gennaio 2010 at 18:14 (Close To Me) (, , , , , , , )

La regista deve essersi fatta raccontare la storia da qualcuno che probabilmente ha saltato diverse pagine.

Il film merita di essere visto perché le qualità intrinseche del libro hanno fatto sì che anche il racconto cinematografico avesse un impatto emotivo forte, straziante e tenero al tempo stesso. Gli attori hanno fatto il resto cogliendo – loro sì – l’anima dei protagonisti. 

Quanto alla regista, Mona Acache, ha la colpa di non avere portato in scena il vissuto di Madame Michel (Josiane Balasko). L’ha presentata come una portinaia sui generis con l’hobby della lettura, e non la donna dal raffinato intelletto vittima delle condizioni disagiate e disgraziate in cui è cresciuta, che l’hanno portata a credere che determite qualità (la bellezza della sorella prima, la sua intelligenza poi) possono essere solo fonte di sciagura per persone come lei, persone a cui la società bigotta e finto-progressista non riconosce il diritto di essere diverse da come ci si aspetta che siano. Un’ulteriore colpa l’aver soppresso il doppio punto di vista, sostituendo per giunta il diario di Paloma con una banalissima videocamera. Come ho gà scritto parlando del libro (QUI):

 ”Le voci narranti del testo sono due ed è dalla sovrapposizione e dal contrasto che si forma il punto di vista, anche emotivo, del lettore. Paloma, poi, appassionata della cultura giapponese, ama cimentarsi in hokku che - cito da wikipedia –  è una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. Come può una ragazzina che cerca la bellezza nella brevità e nella compostezza affidare i suoi pensieri a una videocamera?”

E anche Paloma meriterebbe qualche scusa dalla regista. Il musetto impudente e disincantato di Guarance le Guillermic permette di simpatizzare con il suo personaggio che altrimenti risulterebbe solo un’adolescente precoce animata da ribellione adolescenziale, piuttosto che la ragazzina  dall’intelligenza troppo acuta e dall’animo troppo onesto per fingere di non essere circondata da persone che muiono un po’ alla volta tutti i giorni.

Azzeccata e pertinente invece la scelta di introdurre disegni su carta di riso: belli ed evocativi.

Ultime due note: la prima per Togo Igawa un perfetto Kakuro Ozu, la seconda per i bellissimi gatti che non hanno bisogno di essere in parte, loro nascono già in parte.

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Sherlock Holmes. Meglio Watson.

8 gennaio 2010 at 18:14 (Cinema) (, , , , , , , )

Holmes salva Londra da Lord Blackwood che, alla fine della fiera, nonostante le illusioni fantasmagoriche, è sostanzialmente un abile cialtrone da sottoporre al cicap: butta fumo negli occhi con cerchi, sigilli ed evocazioni, ma è il trucco meccanico a produrre i risultati.

E visto che di  magico c’è ben poco, ma di scientifico molto, la mente di Holmes deduce, intuisce, replica e risolve, affiancato da un Watson finalmente compagno alla pari. Il lavoro migliore, infatti, è proprio quello svolto sul dottore. Non si tratta di una rivisitazione del personaggio ma di una riscrittura. Eliminato l’offensivo “elementare watson”, Jude Law interpreta un medico militare affascinante, risoluto e militaresco con una nota di impudenza messa ben in risalto dalle inquadrature dal basso che ne accentuano il piglio.

La rivisitazione di Holmes, per quanto mi sia piaciuta, mi è parsa un’ occasione mancata. Questo Holmes è molto più vicino a Jack Sparrow che al detective di Baker street e se ci fosse stato più coraggio e meno convenienza nello sfruttarne la fama, Guy Ritchie avrebbe potuto creare un personaggio originale (e quindi un franchise originale) proprio come accaduto per i Pirati dei Caraibi.

Note stonate: cattivo-fuoco di paglia, e personaggi femminili bidimensionali. La fidanzata di Watson è una inutile Mary funzionale unicamente a mettere in luce il legame tra Holmes e Watson. L’interesse romantico di Holmes è la solita ladra barra prostituta. Il cinema, a quanto pare, non riesce a pensare a una controparte femminile di un uomo arguto, notevole, problematico che non sia una ladra, una prostitua, o la combinazione delle due virtù. 

Regia Guy Ritchie
Cast Holmes (Robert Downey Junior) dr Watson (Jude Law) Lord Blackwood (Mark Strong) Irene Adler (Rachel McAdams) Mary Morstan (Kelly Reilly)

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Summertime a Natale

12 dicembre 2009 at 19:53 (Close To Me) (, , , , , )

Curiosamente uno dei canti di Natale più suggestivi Carol of the Bells e la Summertime di Gershwin hanno una matrice comune: entrambe provengono dalla tradizione musicale ucraina.

Gershwin venne ispirato nella composizione del suo celebre brano dall’ascolto di una ninna nanna di origine ucraina che ascoltò durante una esibizione a New York City del Coro Nazionale Ucraino di Oleksander Koshetz, lo stesso Koshetz che nel 1916 chiese a Mykola Dmytrovich Leontovych di comporre una canzone basata sulle melodie della tradizione popolare del loro paese. Leontovych diede vita a un’aria corale “Shchedryk” che il compositore americano Peter J. Wilhousky rielaborò scrivendo anche un nuovo testo – dal significato diverso rispetto all’originale - dando così vita a Carol of the Bells – Canto di Natale - una delle canzoni natalizie più famose al mondo, che io preferisco nella versione di John Williams (presente in Home Alone 2, tanto per intenderci).

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30 anni di I Will Survive

15 novembre 2009 at 17:58 (Close To Me) (, , , , )

In questi giorni I Will Survive di Gloria Gaynor compie 30 anni: ne approfitto per pubblicare una particolare versione dedicata alla memoria di Andy Hallett, l’indimenticato Lorne.

Testo della clip (angel 2×01 Judgment):

“First I was afraid.  I was petrified.  Kept thinking I could never live without you by my side.  But then I spent so many nights thinking how you done me wrong, and I grew strong.  And I learned how to get along.
- Oh, you know what I’m talking about.  In this city you better learn to get along.  Because LA’s got it all: The glamour and the grit, the big breaks and the heartaches, the sweet young lovers and the nasty, ugly, hairy fiends that suck out your brain through your face.  It’s all part of the big wacky variety show we call - Los Angeles.  You never know what’s coming next.  And lets admit it folks: Isn’t that why we love it? -   I’ll survive.  I will survive!  Hey, hey!”

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Internazionale… mica tanto.

14 novembre 2009 at 21:33 (Close To Me) (, , , , , , , , )

mourinho vittoria

Sono di quei tifosi anti sportivi che quando gioca la nazionale mostra un interesse direttamente proporzionale al numero di giocatori del proprio club. Questa volta voglio tifare senza condizioni per una nazionale la cui struttura è juventina – in larga parte – e milanista.

E anche volendo, non potrei fare altrimenti: quando va bene, nell’Inter, l’unico giocatore in campo italiano è del Ghana…

Santon, 18 anni, dopo un anno di gloria alle prime difficoltà è stato messo da parte, e facendo panchina nella sua squadra si è ritrovato ad avere un mezzo ben servito anche da Lippi che lo ha fatto retrocedere all’under 21. E pensare che non meno di un anno fa Mourinho si complimentava con sé stesso per averlo scoperto e promosso titolare.

Materazzi gioca quando l’infermeria dell’inter ha meno posti letto disponibili dell’ospedale di vibo valentia.

E qui finisce la conta degli italiani che giocano o meno. Abbiamo più giocatori di colore noi della nazionale francese. Per tenere fede al proprio nome L’inter(nazionale) almeno un italiano dovrebbe pur schierarlo.

Certo tutto questo con Mourinho non ha nulla a che vedere. L’ha sempre detto che il suo futuro è in Inghilterra. E’ all’Inter per compiere l’impresa di vincere la coppia campioni (ci riuscisse, almeno) e non spetta certo a lui interrogarsi sul futuro del calcio italiano o avere la preoccupazione di far crescere il vivaio.

La colpa è della società - cioè di Moratti – che ha permesso e avallato un’Inter che ignobilmente non ha più neanche un giocatore da dare alla nazionale.

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Muse – Undisclosed Derires

10 novembre 2009 at 14:57 (Close To Me) (, , , , , , , )

Miei cari Muse, dopo un cd deludente iniziamo anche con i video scadenti? Avete delle responsabilità verso i vostri fans e soprattutto verso i Lost che vi scopiazzano citano di continuo…

I know you’ve suffered                                            So che hai sofferto
But I don’t want you to hide                                    Ma non voglio che tu ti nasconda
It’s cold and loveless                                               E’ freddo e senza amore 
I won’t let you be denied                                          Non permetterò ti sia negato

Soothing                                                                      Rassicurandoti
I’ll make you feel pure                                              Ti farò sentire pura 
Trust me                                                                      Fidati di me
You can be sure                                                         Puoi essere certa

I want to reconcile the violence in your heart    Voglio riconciliare la violenza nel tuo cuore
I want to recognize your beauty is not just         Voglio riconoscere che la tua bellezza
a mask                                                                         non è solo una maschera
I want to exorcise the demons from your past  Voglio esorcizzare i demoni del tuo
                                                                                        passato        
I want to satisfy the undisclosed desires           Voglio soddisfare i desideri non rivelati 
in your heart                                                                nel tuo cuore

You trick your lovers                                                 Prendi in giro i tuoi amanti
That you’re wicked and divine                                Per questo sei maliziosa e divina   
You may be a sinner                                                  Forse sei una peccatrice
But your innocence is mine                                     Ma la tua innocenza è mia

Please me                                                                   Compiacimi
Show me how it’s done                                            Mostrami come è possibile  
Tease me                                                                     Tormentami
You are the one                                                          Sei l’unica

I want to reconcile the violence in your heart     Voglio riconciliare ecc…
I want to recognize your beauty is not just a mask,
ecc…

Please me,
ecc…

I want to reconcile the violence in your heart,
ecc…

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Femminile Perché?

7 novembre 2009 at 20:10 ((don't stand so) Close To Me, Close To Me) (, , , , , , , )

marherita hack

La vicenda di Marrazzo ha scatenato la gara ad accaparrarsi il trans ospite in studio e la testimonianza del cliente. Perché gli uomini si rivolgono ai trans? La risposta è sempre la solita.

E’ la solita risposta che davano le prostitute quando era scandaloso e trasgressivo servirsi di loro, è la solita risposta che davano le ragazze dell’est, o le cubane, o le sudamericane in generale, quando era di moda chiedersi perché gli uomini italiani pescavano in certi luoghi le mogli.

Perché sono più femminili, sono più dolci, sono più comprensive: ti ascoltano.

Innanzi tutto sarebbe da chiarire che la femminilità con la donna non ha nulla a che vedere. La donna è donna, punto. Il concetto di femminile è una questione maschile che racchiude tutto ciò che è gradito agli uomini, ovvero una certa sensualità, un corpo aggraziato, un modo di camminare, di porsi, che conquista e in certa misura ammalia. Quindi c’è la donna femminile, quella che piace agli uomini, e c’è la donna non femminile che è quella che non piace agli uomini.

La femminilità di certe categorie è dunque lo strumento per esercitare la professione, non certo testimonianza della benedizione delle tre Grazie.

E poi certo che ascoltano, comprendono, confortano. Sono deboli. Così come le donne nel passato sono state deboli e dovevano blandire, intenerire, circuire, per ottenere qualcosa. Adesso le donne possono puntare i piedi, decidere di non ascoltare perché in fondo spesso non c’è nulla da ascoltare se non il lamento di un ego che vuole essere ritemprato.

E adesso la novità dei trans, che oltre a essere deboli sono femminili senza essere donne: il delitto perfetto per l’uomo che concupisce la femminilità ma disprezza la donna.

Nb Margherita Hack non è femminile, ma è di certo una Gran Donna.

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